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Messaggio del Preside
L’esigenza di una Scuola specifica per l’agricoltura aveva trovato inizialmente sbocco, già il 1° maggio 1779, nella cattedra di Economia, Agricoltura e Commercio, afferente alla Facoltà Filosofica della nuova “Accademia di Palermo”. Risale, tuttavia, al 1786 l’istituzione di una autonoma «Cattedra di Agricoltura»: un evento di straordinaria importanza nel panorama della Sicilia dell’ultimo Settecento.
E’ un Paolo Balsamo appena ventitreenne - il quale sarebbe stato protagonista di fruttuosi viaggi di studio (in Sicilia e all’estero) e di acute analisi sulla realtà dell’agricoltura isolana, oltre che di proficue relazioni con teorici ed artefici della rivoluzione agraria europea - che fu chiamato a ricoprirla.
E’ chiaro che queste innovazioni, in casa nostra, non si originano e non s’affermano per caso.
C’entrano, ovviamente, gl’influssi benefici della ventata illuministica europea, in generale, e delle grandi elaborazioni teoriche dei filosofi, degli economisti, degli esponenti della rivoluzione agraria, soprattutto inglesi, che, presso la classe intellettuale palermitana (in prevalenza nobiliare), trovano, qua e là, terreno fertile.
Ciò in contrapposizione alla presenza asfissiante di un’aristocrazia feudale astiosamente contraria alle aperture radicali del viceré Caracciolo, il quale additava nella rigida struttura del feudo e nell’ottuso potere baronale le cause primarie dell’arretratezza dell’agricoltura siciliana.
La spinta ad operare per estendere le conoscenze scientifiche, per approfondire gli studi agronomici, per diffondere nuove tecniche colturali, per sperimentare in pieno campo e dimostrare in sede applicativa la validità delle acquisizioni scientifiche e tecniche, era, da parte di molti di questi intellettuali preoccupati delle sorti dell’agricoltura isolana, e non solo di quelle delle proprie aziende, appassionata convinzione.
Soltanto che la pretesa di perseguire un serio ammodernamento dell’agricoltura senza scalfire né l’una né l’altra delle due cause della lamentata arretratezza era destinata a fallire per come venne dimostrandosi nella prospettiva storica.
Questo excursus sulle vicende del passato, sostanzialmente povere di avvenimenti di rilievo al riguardo della questione agricola siciliana, serve per capire qual’era la situazione alla fine del secolo diciannovesimo, con un unico evento memorabile sul versante della cultura agronomica isolana, l’inaugurazione - il 16 novembre 1847 - dell’Istituto Agrario Castelnuovo di Palermo.
Si doveva arrivare però alla fine del secolo (1899) perché venisse configurata l’istituzione di una vera e propria Facoltà di Agraria a Palermo.
Si trattava comunque solo di un progetto, la cui effettiva realizzazione dovrà attendere l’indomani della conclusione del secondo conflitto mondiale: più precisamente, l’anno seguente lo sbarco degli alleati in Sicilia, il 1943. La sede era in via Archirafi.
Qualche anno dopo la Regione Siciliana offrì le finanze per la creazione al Parco d’Orleans delle strutture di Facoltà oggi esistenti.
Le ragioni e le motivazioni di fondo che giustificarono l’istituzione di una Facoltà di Agraria nell’ambito dell’Ateneo palermitano, all’inizio di questo secondo dopoguerra, non erano granché diverse da quelle che determinarono, 158 anni prima, la nascita della Cattedra di Agricoltura, quelle, cioè, di mettere a disposizione degli operatori della filiera agroalimentare tutte le conoscenze scientifiche e tecniche, e di preparare i giovani al servizio dell’azienda agricola e di ogni altro lavoro e ufficio, pubblico e privato, a essa collegato.
Mutati sono certamente il panorama socio-politico e i bisogni del territorio.
Alla domanda odierna di una nuova e più vasta utenza, la Facoltà di Agraria si impegna offrendo risposte sempre più puntuali e valide, attenta e partecipe del contesto scientifico e tecnico, economico e politico, mediterraneo, europeo e mondiale.
Prof. Giuseppe Giordano
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